IL MONDO IN CUI VIVIAMO

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CERCANDO TRACCE…

Tutti i popoli, nel corso della Storia, hanno raggiunto punte di grande espressività. Studiare in profondità le diverse civiltà, ci permette di scoprire che ci sono più somiglianze che differenze ed è necessario studiarne bene la storia, prima di negarle espressamente. Si tratta di espressioni dell’anima che hanno avuto una ragione di esistere in tanti aspetti, religioso, artistico, scientifico e filosofico, e che hanno raggiunto un contenuto trascendente molto apprezzabile.

La Storia è piena di errori – alcuni più gravi di altri – di crimini ed ingiustizie, di idee contrapposte e fanatismi senza sosta. Così è la Storia, la nostra storia, quella degli uomini; è l’orma che tracciamo nel tempo, un’orma in cui, a volte, si scorge il tentativo di raddrizzare il cammino.

Aprirsi il passo nella Storia è molto difficile, soprattutto per quei saggi che agiscono con chiara visione della verità, per coloro che vivono il futuro prima del tempo, e che cercano di farsi capire dai contemporanei. Il caso di Galileo è conosciuto, ma ci furono molti altri come lui, magari meno conosciuti, e dimenticati, le cui battaglie perdute non meritarono né un giudizio clamoroso, né il castigo che sfiora la morte; morti silenziose e denigranti, dove la vergogna, l’insulto, la burla, l’incredulità e l’anatema si trasformarono in armi letali e non ci fu – né c’è ancora – perdono per coloro la cui unica colpa fu il voler sapere di più.

Foto di Dan Burton su Unsplash

SI CONVINZIONE, NO FANATISMO…

È importante chiarire la differenza che esiste fra le parole convinzione e fanatismo, perché ognuno possa giudicare se stesso e gli altri con più oggettività.

La convinzione è un alto impegno psicologico, intellettuale e morale che nasce dal rafforzamento di una certezza progressiva, fondata su buone ragioni, prove, esperienze e modelli. Una persona con convinzioni dimostra una salute integrale, una sicurezza in se stesso invidiabile, una consapevolezza nel sapere da dove viene e verso dove va, che sa muoversi con equilibrio e con buon senso. Le convinzioni nascono dal costante esercizio delle nostre capacità interiori e dalla trasformazione delle opinioni, in genere mutevoli, in giudizi stabili. Non è rigidità, né ristagno; al contrario, chi mostra di avere convinzioni, vive al ritmo delle Idee che si muovono con un’energia propria, con un ritmo naturale di sviluppo.

Una persona con convinzioni è tollerante. È ferma nelle proprie idee, ma lascia spazio agli altri. Non disprezza quelli che la pensano diversamente e dimostra sempre una buona disposizione ad ascoltare. Possiede una tolleranza attiva: sa ascoltare gli altri, espone e difende i propri pensieri senza ferire, senza insultare. Sa creare spazio per se stesso e per gli altri, non invade quello altrui, non assilla, non molesta né maltratta coloro che gli stanno intorno. Non si impone tirannicamente, né si considera il culmine di tutte le perfezioni. La sua convinzione lo aiuta ad avanzare e ad essere ogni volta migliore.

Una persona fanatica, invece, pensa poco o niente. Acconsente a tutto ciò che gli altri gli propinano per buono e invece di sviluppare sentimenti, cede a passioni incontrollabili che lo trascinano verso azioni istintive di cui neppure si pente, perché non sa valutarle. Il fanatico conosce soltanto un’idea, o meglio, accetta solo le sue idee che elabora senza convinzione personale… Il fanatico è intollerante per definizione, non accetta neppure l’esistenza di quelli che sentono e pensano diversamente; per questo il suo obiettivo è la loro eliminazione: la morte e la tortura sono alcune espressioni terribili di questa sua inclinazione. Il fanatico non ascolta, è incapace di dialogare, grida i propri principi per stordirsi con la sua stessa voce e per non lasciare spazio a nessun’altra. Gli basta e avanza ciò che ha. Il resto è disprezzabile, non esiste, o dovrebbe smettere di esistere.

Il fanatismo ha la stessa radice della tirannia.

È certo che dobbiamo convivere con molti – troppi – fanatici, ma non possiamo trasformarci inconsapevolmente nella copia di tale aberrazione, per quanto l’assurdo fanatismo che ci governa si impadronisce di maggior tempo e spazio, sottraendolo a quello che dovremmo dedicare alle opere nobili e produttive, a favore dell’Umanità. Dobbiamo mantenere la nostra integrità morale per trasformarci in esseri umani onesti, muniti di autentiche convinzioni.

CIVILTÀ O SOCIETÀ DI CONSUMO?

Quasi con vergogna chiamiamo “civiltà” lo stile di vita che oggi predomina: in un mondo così variegato come il nostro, è difficile capire a quale forma di civiltà dobbiamo riferirci … Quella attuale è una formula nettamente materialista in cui la sindrome del possesso, il consumo, l’eterna gioventù fisica e la mancanza di preoccupazioni rappresentano le massime aspirazioni. Nelle nostre “società di consumo”, i bambini crescono imparando che valgono per ciò che hanno (loro o i propri genitori) e non per ciò che sono. I valori morali non fanno parte del suddetto “consumo”: nessuno li usa, nessuno li richiede, né li apprezza. Pertanto, la questione è possedere beni costosi e ampiamente pubblicizzati, ottenere prestigio personale costruito su altri beni materiali, come un titolo, una carica, una posizione predominante tra gli altri. 

Come cresceranno le nuove generazioni educate con un criterio simile? Una gioventù comodamente legata alla tranquillità della propria casa. Le recenti statistiche dimostrano che sono sempre più numerosi i giovani che preferiscono vivere in casa, insieme ai genitori, non per un sentimento di unità familiare, ma per semplice comodità. Ci ritroveremo giovani deboli di fronte alla vita, abituati ad avere tutto servito su un vassoio d’argento, a non saper far fronte a nessuna difficoltà e, ciò che è peggio, a studiare minuziosamente come evitare ogni difficoltà.

L’IRRESPONSABILITÀ INCOSCIENTE…

Questa affermazione può sembrare contraddittoria, visto che la fuga dalle responsabilità sembra essere una ricerca cosciente dei singoli soggetti. Come filosofi, però, non possiamo accettare che sia la coscienza, la vera coscienza umana, a bussare alla porta della fuga da ogni responsabilità.

Oggi si concepiscono gli impegni come il peggior “male” che si possa patire e si insegna ai bambini, agli adolescenti e ai giovani, ad “essere liberi”, a non essere vincolati da legami non necessari. Peccato che quei vincoli, considerati non necessari, siano esattamente gli unici impegni in grado di attribuirci il nobile titolo di esseri umani. Rispettare l’orario di scuola, di lavoro o della facoltà universitaria, non mancare ad eventi sociali, concedersi svaghi, non sono impegni più veri di quelli che ci porterebbero ad aprire gli occhi dell’anima, a riconoscere noi stessi, a saper trovare il senso della vita e il ruolo che ognuno di noi deve interpretare nel mondo, a vantaggio del proprio beneficio morale e spirituale e a beneficio del progresso delle civiltà.

LA RESPONSABILITÀ…

Basta dare uno sguardo alla Natura per ricevere vere lezioni di responsabilità. Non una pietra, né un albero, né un animale, né le stelle, né le galassie sfuggono al loro Destino; al contrario, lo seguono con una regolarità così straordinaria che l’eccezione alla regola è considerata come un “fenomeno” di cui informare immediatamente gli osservatori scientifici e i curiosi di notizie. L’uomo, quindi, può sfuggire alla propria responsabilità? No, al contrario. Sarebbe bene che, sin dall’inizio, i bambini sapessero che sono nati in un mondo che si aspetta molto da loro e che imparassero ad adempiere ai loro piccoli, meravigliosi compiti, quelli che nessuno dovrebbe sottrarre, che nessuno dovrebbe assolvere al posto loro. Così avremmo una gioventù sana nel corpo e nell’anima e dopo in un’età adulta, matura, serena e capace di vivere la civiltà invece di vederla scorrere comodamente dalla finestra dei televisori.

IMPEGNATI CON L’EFFIMERO E IL SUPERFICIALE…

Dipendiamo, inconsapevolmente e inevitabilmente, da tanti condizionamenti, trappole e prigioni di cui non ci rendiamo conto perché ben mascherati:

  • La frenesia delle mode, per esempio: pur non volendo, si finisce per cedere a ciò che la maggioranza segue, per il corpo, per la psiche o per la mente.
  • Le paure che ci sono state inculcate: sono i mali della società attuale, che consideriamo inevitabili, e di fronte ai quali sembrerebbe normale reagire istintivamente, con la fuga e l’aggressività.
  • Il compromesso con le idee degli altri. Quando un’idea, qualunque essa sia, conquista il mercato delle opinioni, e si afferma, è quasi impossibile contraddirla senza rischiare di essere chiamato pazzo, reazionario, settario o simile.
  • D’altro canto chi, per falso spirito di libertà, non abbia sviluppato il proprio criterio, difficilmente si renderà conto se i suoi pensieri sono propri o “pilotati” da altri, non si accorgerà della mano che preme sulle sue spalle.
  • La debolezza, il non far nulla e il lasciar fare agli altri, i vizi mascherati da virtù: che c’è di male in questo, se tutti lo fanno e non succede niente?
  • L’ignoranza: la disinformazione – o l’informazione manipolata – fa sì che nessuno sappia realmente cosa accade nel mondo, né dispone di mezzi sufficienti per arrivare a conclusioni logiche.
  • L’instabilità, il segno di riconoscimento della nostra epoca: si cambia tanto per cambiare, e nulla più. Non abbiamo mete fisse, né chiare. Ci sono parole che oggi entusiasmano, domani vedremo… Domani cambieremo: sembrerebbe l’unica idea accettabile di progresso, non importa verso dove, ammesso che ci sia una direzione.

IL VERO IMPEGNO…

Cerchiamo di capire che il filosofo non ha paura dell’impegno, al contrario, lo trasforma in strumento intelligente di azione per appoggiarvisi e avanzare. Teme, sì, la falsa libertà, che produce l’effetto di un sonnifero fatale. Vale di più un impegno cosciente che una pseudo libertà inconsapevole. Quest’ultima diventerà, prima o poi, un carcere da cui non è possibile evadere. L’impegno è un “alveo” in cui canalizzare la corrente del fiume delle nostre vite. Siamo liberi: sappiamo scegliere, sappiamo assumere i nostri impegni con gioia e fiducia in noi stessi. Così fecero tutti i grandi saggi e maestri che oggi indicano silenziosamente la rotta dell’Umanità.

PESSIMISMO O OTTIMISMO?

Non potremmo trovare soluzioni o costruire un mondo nuovo e migliore se non fossimo consapevoli delle difficoltà che dobbiamo affrontare.

La denuncia coraggiosa dei problemi che ci affliggono non è pessimismo. Al contrario: pessimismo è accettare questi mali come inevitabili e sottomettersi a un destino inesorabile, davanti al quale la volontà umana non può nulla. Riponiamo, invece, un’assoluta fiducia nelle potenzialità umane che, al momento e nella maggior parte dei casi, giacciono addormentate; il segreto sta nell’attivarle adeguatamente. Allo stesso modo, memori dei cicli della Storia, sappiamo che dopo un periodo confuso e violento, addormentato nei valori spirituali, e intessuto di ambizioni materiali, verrà un altro periodo in cui rinasceranno il senno e il senso di fratellanza oggi nascosti.

Ci interessa vedere le cose come stanno, affrontare la realtà e accettare il fatto di essere nati in questo mondo e in questo momento storico. Tocca a noi la responsabilità di agire in funzione delle nostre possibilità e sentirci parte della nostra società, con le sue virtù e i suoi difetti.

GLI ULTIMI POST…

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