LA CRISI

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L’antico concetto di “crisi” dei greci classici è oggi più attuale che mai. È evidente che siamo in crisi, ci piaccia o no accettarlo, e questo significa che siamo in un momento di cambiamento, come davanti ad un bivio che porta a due diverse direzioni.

Nei momenti di crisi, ovvero di cambiamento, tutto è instabile, l’insicurezza e il dubbio sono all’ordine del giorno e nessuno vuole rischiare grandi imprese perché non si sa mai cosa accadrà domani. È proprio in questi momenti critici che gli uomini si scontrano senza tregua.

Foto di Ignacio Amenábar su Unsplash

Due sono gli schieramenti che si contrappongono davanti al cambiamento: quelli che guardano verso ciò che si lascia indietro e quelli che sognano ciò che arriverà in futuro. Ognuno ha buone ed ampie ragioni per difendere la sua posizione, e ognuno la difende con i metodi propri della crisi: violenza e incomprensione.

Quelli che guardano al passato con nostalgia sono chiamati dispregiativamente “immobilisti”. Li si critica duramente perché non si lanciano a pieno nell’avventura del futuro. Ma loro non si sentono immobili, semplicemente cercano di non sprecare quanto vissuto fino al presente e di raccogliere esperienze utili. Cercano di far tesoro dei ricordi e delle conoscenze come colui che accumula ricchezze per poter vivere domani.

Quelli che guardano solo verso il futuro – che, sicuramente, ancora non conoscono – sono chiamati dispregiativamente “rivoluzionari”. Per loro niente di quanto vissuto serve più, e resta solo il cambiamento costante, la rottura totale con il vecchio e l’adorazione per ciò che, essendo nuovo, si presume sarà migliore. Ma loro non si sentono rivoluzionari nel senso negativo della parola, hanno provato che nessuna delle soluzioni proposte finora ha portato all’Umanità la tanto agognata felicità, di conseguenza, bisogna pensare che la soluzione stia in qualcosa di diverso a quanto finora conosciuto e, quindi, tutte le formule usate si devono scartare perché inservibili.

È difficile vedere con chiarezza nella crisi, nel cambiamento, nei cardini della Storia. Entrambe le parti sono condizionate dalla loro particolare visione, e niente può portare ad una soluzione armonica.

Nella crisi, i filosofi propongono di trovarsi nel punto in cui convergono queste due posizioni.

Nel passato esistono, senza alcun dubbio, elementi logori ed impropri, provati dal fallimento ed inopportuni per la loro inutilità, ma nel passato si accumula anche la ricca esperienza che permette di rinnovare i successi ed evitare i fallimenti.

Nel futuro nascono, senza ombra di dubbio, le glorie future e non possiamo ignorarle, perché tutti andiamo verso di esse, ma non possiamo accettare che tutto ciò che verrà sarà migliore per il solo fatto di essere diverso. Anche se siamo sicuramente in crisi, questa non potrà durare eternamente.

Il cambiamento è rinnovamento.

Costruire, sul supporto delle antiche e potenti colonne del passato, i bei capitelli del lavoro attuale: solo così innalzeremo l’edificio della Storia.

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