
Parlare di vita, di vivere, di Filosofia per vivere, acquista, oggi, un significato più profondo, perché in questi ultimi tempi, purtroppo, ci siamo abituati ad ascoltare tutti i giorni notizie di distruzione, di morte, di sofferenza, e davanti a questa valanga che ci investe è necessario stabilire ancora una volta l’importanza della vita.
Oggi vorrei parlare di questo, non della morte, ma della vita, presentando una formula per la vita, una formula molto antica che è stata utilizzata per secoli e secoli e che è la Filosofia: la Filosofia per la vita, la Filosofia per vivere.

Non voglio annoiare nessuno con mille definizioni che si potrebbero dare della Filosofia. Le definizioni dipendono molto dall’epoca, da ogni filosofo, da come sono state elaborate, se con il criterio del pensiero orientale o secondo una mentalità occidentale, o se alla Filosofia si attribuisce un certo tipo di valore rispetto ad un altro. È molto difficile trovare una definizione che ci soddisfi. Per questo desidero andare indietro nel tempo, a più di duemilacinquecento anni fa, e ricorrerò alla definizione che si attribuisce a Pitagora, tanto semplice che tutti possiamo capire, perché Pitagora non pretendeva definire la Filosofia, ma semplicemente rispondere a una domanda che una volta gli fecero i suoi discepoli.
Si racconta che coloro che frequentavano Pitagora e che ascoltavano i suoi insegnamenti, ammiravano tanto la sua profondità, la sua maniera di affrontare la vita e i suoi misteri, che trasportati da questa ammirazione, gli dissero: “Maestro, tu sei veramente un saggio?”. Ed egli rispose: “No, io non sono un saggio, io non sono sòphos, io sono solamente un filo-sophos, sono un amante della Saggezza, io sono un ricercatore della Saggezza.”
Così, secondo la tradizione, si coniò la parola “Filosofia”, termine che significa, più o meno, amare la conoscenza, cercare la conoscenza, non credere di possederla, ma inseguire qualcosa che sappiamo esistere, anche se non sappiamo dove e come possiamo trovarla.
Questo concetto di amore per la Saggezza è ciò che è servito da fondamento a quello che noi chiamiamo oggi Filosofia alla maniera classica e non semplicemente Filosofia classica. Se parlassimo di Filosofia classica dovremmo rifarci alla classicità di moltissime culture, perché ogni civiltà, ogni popolo, ha avuto il suo periodo classico, il suo periodo d’oro. Per noi, in Occidente, parlare di Filosofia classica significa riferirsi alla Grecia classica, alla Grecia dei grandi filosofi, di un Socrate, di un Platone, di un Aristotele, di tutti coloro che vennero dopo e di tutti coloro che vissero prima.

In tal modo, però, la Filosofia classica rimane circoscritta ad un periodo di tempo, ad un’epoca. Noi la proponiamo alla maniera classica. Che cosa significa alla maniera classica? Significa la maniera che ha portato tutti i popoli ad un periodo classico, a un periodo d’oro, ad un culmine.
È cercare il denominatore comune che ha fatto sì che tutte le civiltà giungessero a quel momento tanto speciale ed elevato. In che modo? Cercando la Saggezza. Cercandola in una maniera ampia, generale, facendo della Filosofia qualcosa che si può applicare in tutti gli aspetti della vita, e a non ridurla solo a un insieme di definizioni o a un ambito specifico del pensiero.
Tutti i popoli che sono giunti a un’Età d’Oro, hanno utilizzato la loro Filosofia come un immenso ventaglio che, dispiegandosi, abbraccia tutte le possibili soluzioni e risposte ad ogni tipo di attività umana. Per questo ci interessa una Filosofia per vivere alla maniera classica, una Filosofia che risvegli anche in noi la parte più elevata, uno spirito classico, uno stato superiore, una scintilla d’oro.
Questa Filosofia alla maniera classica è quella delle grandi domande e delle necessarie risposte. Va bene porsi domande, tutti ci poniamo domande, ma non possiamo vivere di sole domande. Vivere di domande è come avvicinarsi a una tavola ben imbandita, colma di vivande, senza poter mangiare nulla. Tutti ci poniamo domande, però ciò che realmente ci alimenta, sono le risposte.
Questa naturale inquietudine dell’uomo, che lo porta a porsi domande, è qualcosa di ancestrale, di molto antico, poiché, da quando l’uomo è uomo, si pone domande. E se oggi ci sembra che abbia smesso di porsele, non inganniamoci: continua ad avere le stesse inquietudini. Ciò che accade è che alcuni sono molto stanchi di non trovare risposte, e, davanti a tale stanchezza, scelgono di dimenticare le loro domande.
Altri sono stanchi di trovare tante risposte e non saper che farsene, poiché molte risultano contraddittorie, e quindi, se non si sa cosa scegliere, né quale di queste risposte è quella giusta, le si mettono tutte da parte.
Altri sono stanchi del fatto che nessuno sappia indicare un cammino pratico e semplice per trovare risposte, poiché bisogna anche imparare a trovarle. Se, come in tutte le cose della vita, non abbiamo qualcuno che ci insegni a fare domande, qualcuno che ci dica dove andare, o quali potrebbero essere le risposte, come trovarle e cosa fare una volta trovate, vivremo senza renderci conto che continuiamo ad avere domande importanti.
Non pensiamo che oggi la gente abbia perduto l’interesse o che non senta inquietudine. No. Semplicemente c’è tanta stanchezza e bisogna ridare una speranza attraverso una Filosofia che sia atemporale, “senza-tempo”, “senza-moda” come queste stesse domande, umane, di sempre, che non seguono nessuna moda.
Per rispondere a queste domande, profonde, intime, non possiamo ricorrere a una Filosofia alla moda: dobbiamo avvalerci di una Filosofia atemporale. Quella che va di moda oggi ci dice una cosa, domani un’altra. Inoltre per essere alla moda deve essere originale, non può ripetere quello che è stato già detto da altri.
Una Filosofia atemporale non può essere di moda, né appartenere a nessuno. Una Filosofia atemporale che risponde veramente alle nostre inquietudini, oltre a non essere soggetta alla moda, deve essere pratica, molto pratica.
Quando troviamo una risposta, bisogna vedere se si può applicare nella vita. Se una risposta è pratica, vuol dire che è vitale, che posso farne uno stile per la mia vita. Se non posso utilizzarla, a che serve? Se non supera il piano della mente, a chi giova? Se la risposta non risolve i miei problemi, né i miei dolori, perché la voglio?
Questa è, quindi, una Filosofia per la vita, pratica, atemporale. È quella che, credo, cerchiamo tutti…
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