L’UNIVERSO COME RISPOSTA

By Giorgio Angelo Livraga, 29 Giugno 2026

,
11–16 minuti

“Universo” significa “ciò che va in una sola direzione”. Quel che noi dobbiamo scoprire è: “in quale direzione va l’universo?”.

Questa è stata, forse, la prima domanda messa a fuoco dall’umanità. Tutte le antiche civiltà si sono chieste, attraverso le loro religioni e i loro sistemi metafisici e filosofici, il perché dell’universo; ma le moderne alienazioni materialistiche, soprattutto nel periodo post cartesiano, hanno dato origine a diverse teorie e l’uomo si è orientato verso l’analisi di caratteristiche dell’universo quali la grandezza, la forma e il peso. L’uomo immagina di conoscere l’universo perché ha dato un nome ai corpi celesti, perché ha misurato la distanza fra la Terra e la Luna, perché conosce le relazioni tra gli elementi chimici e le caratteristiche delle forze fisiche. Ma a causa di questa “puntualizzazione” della conoscenza, benché si sia riusciti ad approfondire ciascuno dei singoli campi del sapere, questi si sono allontanati gli uni dagli altri.

IL REGNO MINERALE…

In mineralogia, per esempio, si insegnano le varie qualità delle pietre e i movimenti orogenetici che hanno trasformato la superficie della Terra, ma non s’impara il senso fondamentale delle cose materiali. Che insegnamento possiamo trarre dal regno minerale? Nelle rocce troviamo tenacia, fedeltà al destino, e chi di noi può dire di avere in comune con le pietre queste qualità? Generalmente, quando noi incontriamo difficoltà, o riusciamo a vincerle in poco tempo, o ci diamo per vinti. Le cose della natura, come le pietre, possiedono una tenacia che va al di là del tempo e che le conduce sempre verso il loro ultimo fine.

IL REGNO VEGETALE…

Noi insegniamo ai nostri figli le molteplici caratteristiche delle piante, gli spieghiamo il processo di fotosintesi clorofilliana, ma ci dimentichiamo di dire che al di là di tutti i fenomeni fotosintetici la pianta ha la capacità di attendere e di sforzarsi. Un chicco di grano seppellito sotto la neve attende con pazienza la bella stagione, e quando giunge la primavera questo piccolo seme germoglia e cerca l’aria e il sole. È ancora un insegnamento di tenacia, di tensione verso l’alto, e dal punto di vista filosofico ci interessa in quanto concerne il fine a cui tende lo sviluppo delle cose. Anche l’acqua, ovunque versata, scorre alla ricerca del mare, dal mare evapora, sale di nuovo, si condensa e dà inizio a un nuovo grande ciclo. L’universo possiede una finalità.

Naturalmente nel corso degli ultimi secoli l’uomo, alienato dai beni materiali e dalla psicologia della produzione e del consumo, ha dimenticato sia la natura che il modo di interpretarla.

Forse gli antichi non cercavano di sapere quale fosse la distanza precisa fra la Terra e la Luna, ma cercavano di comprendere quale fosse il significato della Luna nell’universo. Per mezzo delle antiche scienze come l’astrologia, si sforzavano di interpretare il fenomeno naturale “luna” e di vedere che legami avesse col fenomeno naturale “uomo”.

E ciò dava all’uomo dell’antichità la sensazione di essere circondato da entità intelligenti e di essere lui stesso un essere intelligente.

Il nostro problema invece è che noi ci sentiamo isolati nell’universo, infatti venendo sempre a contatto con elementi artificiali, non siamo più capaci di cercare una finalità nelle cose, e l’aspetto più drammatico di ciò è che così abbiamo perduto la possibilità di trovare il fine della nostra stessa vita. Vivendo solo momento per momento abbiamo perduto il contatto con la nostra radice ancestrale e il senso teleologico della vita. E così ci siamo assoggettati al tempo, nella certezza di essere stati creati per caso e di dover sparire noi per caso, in un momento qualsiasi; e questo pensiero, invadendo il nostro subconscio, ci fa soffrire. Invece di sforzarci di interpretare la natura noi tentiamo di creare una serie di elementi intermediari, che sono del tutto artificiali.

Durante un corso parlavo del fenomeno per cui gli alberi respirano attraverso gli alveoli posti sulla pagina inferiore delle foglie. Perché non sulla pagina superiore? Semplicemente perché così gli stomi sono protetti dalla polvere che potrebbe ostruirli se si aprissero sulla pagina superiore della foglia. Sarà frutto del caso tutto questo?

Ed è per caso che i colori delle ali delle farfalle si confondono con quelli dei fiori, in modo che gli uccelli non possono individuarle? È un caso se le civette hanno le ali sfrangiate, in modo da non far rumore nel volo notturno e poter prendere i conigli di sorpresa? E i roditori che hanno le orecchie volte all’indietro per captare anche il minimo suono prodotto dai loro inseguitori. È per caso? La dispersione della luce bianca nei colori dell’iride è dovuta al caso? I suoni sono classificati a caso?

È evidente che l’universo intero è coordinato in modo da produrre un’unità che in filosofia noi definiamo “piramidale”: nonostante la loro molteplicità le cose tendono tutte ad un unico scopo, vanno tutte incontro allo stesso destino e sono rette dalla stessa intelligenza. Non possiamo pensare che tutte le cose, che l’uomo ha impiegato secoli per comprendere, siano risultato del caso. Si potrebbero trovare molti esempi per dimostrare come la natura sia stata pensata e come non sia possibile attribuire tutti i fenomeni al caso. Dobbiamo riconoscere che l’intelligenza universale ha pianificato ogni cosa, e se accettiamo questa pianificazione universale ci domanderemo: “A che scopo?”. È inconcepibile che tutto sia stato pianificato in un modo qualsiasi; dobbiamo perciò domandarci perché tutto sia stato pensato in questo modo e non in un altro. E se è stato pensato è bene cercare di scoprire quale sia la risposta dell’universo alla domanda: “Perché l’universo è stato pensato?”.

A che cosa tendiamo tutti noi? Da dove veniamo, dove andiamo?

Nei nostri studi di filosofia in Nuova Acropoli abbiamo stabilito alcuni principi, che possono essere interessanti, a proposito del “senso piramidale dell’universo”, e che esporremo ora a grandi linee. Abbiamo distinto sette princìpi o leggi fondamentali, il più possibile in accordo con le suddivisioni naturali del cosmo.

Foto di NASA su Unsplash

LE 7 LEGGI DEL COSMO: LA PRIMA, L’UNITÀ

Il primo, cioè il più elevato fra i principi naturali, è quello dell’unità. Tutta la natura è coordinata, cioè forma un’unità vitale da cui nulla è escluso. Ogni cosa, vivendo, non distrugge le altre cose ma permette la vita del tutto. […] In natura il dubbio non esiste, non esiste né dialogo né opposizione, tutto è perfettamente concreto e tutto si muove verso un unico fine.

LA SECONDA, L’ILLUMINAZIONE

Il secondo principio è l’illuminazione, sia fisica sia spirituale: le realtà esistono, ma hanno bisogno di una luce intellettuale o spirituale per essere visibili. E se noi a volte diciamo che la verità non esiste, che neppure la realtà esiste, che non abbiamo un punto d’appoggio, che non riusciamo a ottenere nulla e che siamo soli, ciò non è perché veramente siamo soli, ma perché siamo nell’oscurità e abbiamo bisogno di riscoprire questo principio d’illuminazione.

LA TERZA, LA DIFFERENZIAZIONE

L’illuminazione ha come conseguenza la differenziazione. Secondo questa legge tutte le cose, in natura, sono differenziate e non esistono due elementi assolutamente uguali. Anche se spesso non vorremmo ammetterlo, nemmeno i granelli di sabbia che calpestiamo sulla spiaggia sono identici tra loro: se li osserviamo attentamente con la lente vediamo che ognuno si differenzia leggermente dagli altri e presenta caratteristiche sue proprie. Perciò dobbiamo essere prudenti nell’usare il termine “uguaglianza”. Si può essere equivalenti, ma non uguali; si può essere simili, ma non uguali. Questo concetto non divide né distrugge l’umanità, anzi, la arricchisce, come un mosaico i cui diversi colori hanno tonalità simili ma non sono mai assolutamente uguali. Il concetto di uguaglianza è un’invenzione dell’uomo. In natura l’uguaglianza non esiste.

LA QUARTA, L’ORGANIZZAZIONE

Quarto principio: l’organizzazione. Le cose sono organizzate, tutte quante. Di un albero vediamo il solido tronco che emerge dalla terra e la chioma sostenuta dal tronco, ricca di rami, di foglie e di nidi di uccelli; ma non ci accorgiamo della “chioma” sotterranea, anch’essa ricca di ramificazioni, che non ospita uccelli ma vermi e altri animali, e che nutre tutto il resto. Questo ci mostra di nuovo come tutto sia perfettamente organizzato, in modo che tra una parte e l’altra si stabiliscano aiuto reciproco e collaborazione, e come molti degli errori che noi uomini commettiamo spesso siano dovuti proprio alla mancanza di organizzazione. L’organizzazione non è affatto massificazione, imposizione di alcuni su tutti gli altri; è una forma di aiuto. Le mani sono opposte, perciò collaborano; se avessimo entrambe le mani girate dalla stessa parte difficilmente riusciremmo ad afferrare un oggetto. È necessario perciò riconoscere il principio dell’organizzazione, nonostante qualche divergenza su alcuni punti. Questo principio permette a tutti noi di lavorare insieme senza cessare di essere quel che siamo, e noi dobbiamo applicarlo alla nostra vita fin da ora.

LA QUINTA: LA CAUSALITÀ

Menzioneremo un quinto principio: la causalità. Tutte le cose sono risultato di ciò che è stato prima e causa di ciò che sarà dopo. Noi tutti abbiamo avuto origine da qualcosa e diamo origine a qualcosa. Qualsiasi fenomeno, comunque preso, è conseguenza di un fenomeno precedente e causa di un nuovo fenomeno; ciò vale anche per le cose apparentemente inanimate. Nulla è solo causa o solo effetto, causa ed effetto sono sempre legati: la notte nasce dal giorno e il giorno nasce dalla notte.

LA SESTA: LA VITALITÀ

Il sesto principio, quello della vitalità, significa che tutte le cose, nessuna esclusa, vivono. Nel secolo scorso, e anche durante la prima metà del nostro secolo, si faceva distinzione tra esseri animati ed esseri inanimati; distinzione che per inerzia si continua a fare ancora oggi, poiché si dice che un essere è vivente solo se si muove, vola o cresce. Dall’inizio del mondo, invece, le cose sono tutte viventi, non solo quelle che agiscono, ma anche quelle che rimangono “passive”. Tutto è in costante movimento: le molecole e gli atomi che formano le nostre mani, le nostre ossa, ruotano in continuazione anche se noi non ce ne accorgiamo. Tutte le cose vivono, anche la sabbia del Sahara. Tutto è permeato di questa vitalità che gli orientali chiamano “Prana”, la vita che non finisce mai, cosicché perfino le cose che noi crediamo morte, non lo sono. Hanno semplicemente cambiato condizione, forma e tipo di vita.

LA SETTIMA: LA PERIODICITÀ

Esiste infine il principio della periodicità, a cui abbiamo già accennato. Sin dalla nascita notiamo che nella natura si alternano giorno e notte, estate e inverno e tante altre cose che così si contrappongono e si susseguono; ma non capiamo, se non leggendo Platone, imparandolo da qualcuno o aprendo gli occhi da soli a questo fatto, che noi stessi facciamo parte del ciclico alternarsi delle cose. Tutti i cicli sono abbracciati da un ciclo più grande: la vita umana; ma perché fermarsi qui? Perché non voler comprendere che questa vita non è che un breve giorno di veglia in una vita più grande? Dopo la vita fisica esiste una vita spirituale che sarà come un sogno, e dopo ci saranno ancora una vita fisica e una vita spirituale… La legge dei cicli si applica a tutto e non si arresta. Gli astri ruotano ciclicamente nel cielo allo stesso modo delle particelle che costituiscono l’atomo. Questa periodicità genera continuità nella vita e produce una pulsazione costante. Sta a noi cercare di estrarre dalla natura ciò che è superiore, ciò che non si può distruggere facilmente.

Dobbiamo quindi aver cura di noi stessi, e non solo del nostro fisico: ci siamo mai chiesti se ci preoccupiamo della nostra psiche, se nutriamo la nostra mente, il nostro spirito? Dobbiamo prenderci cura anche dei nostri sogni; siamo arrivati a un tale grado di materialismo da usare mille attenzioni per non graffiare la macchina, per non rompere un vaso o un piatto… ma facciamo lo stesso per i nostri sogni, le nostre illusioni, i nostri sforzi? Che ne è degli uccelli di cristallo dei nostri sogni una volta che sono andati in pezzi? Non ne restano che schegge che ci feriscono le mani. Allora dobbiamo avere il coraggio di ridurre in polvere i nostri sogni frantumati e con questa polvere crearne dei nuovi. È ora di comprendere che non dobbiamo solo trascinarci nel mondo come serpenti o tartarughe, ma che dobbiamo imparare a servirci delle nostre ali. Dobbiamo capire che ci sono periodi e momenti storici e che nel periodo in cui viviamo, in cui tutti siamo tormentati dall’angoscia del materialismo e dalla paura dello scacco, è giunta l’ora di elevarsi, di rinnovarsi, di imparare a volare.

D’altra parte l’umanità e la cultura attuali non si possono rendere migliori con qualche rattoppo e la storia non la fanno i sarti: bisogna creare una storia nuova, una storia verticale. La filosofia non è una nuova forma di speculazione, non è più la disciplina della rassegnazione e della tristezza, far filosofia non significa sedersi in un angolo a guardare la vita che passa; significa avere un atteggiamento fermo di fronte alla vita, comprendere la causa delle cose; in se stessi saper vincere la paura e anche la morte, e in ogni cosa andare dritto all’essenziale. Poiché non lo vediamo più, diciamo talvolta che l’uomo, dopo la morte, diventa invisibile. Eppure l’uomo è sempre invisibile, è sempre nascosto dietro le cose che porta a compimento, dietro il suo stesso corpo, dietro le sue stesse parole e i suoi propri atti.

L’uomo è un’eterna domanda, un grande enigma.

La risposta è nell’universo in cui viviamo. La risposta è scritta sui muri della storia e sulle mura di questo universo che ci circonda. Dobbiamo semplicemente imparare a leggere, ad assumere un atteggiamento naturale di fronte alle cose, e questo non si oppone a nessuna affermazione e a nessun credo; è il ritorno alla natura. Noi possediamo il discernimento, eppure manchiamo di discernimento nelle cose. A chi piacerebbe avere una macchina che funziona solo raramente? A nessuno! Eppure quasi tutti accettiamo idee che a volte trovano applicazione e a volte no, princìpi che funzionano una volta ogni tanto; perciò dobbiamo ritrovare quel buon senso di cui facciamo uso solo in modo pratico e materiale. In campo spirituale, in noi stessi e nel mondo circostante, dobbiamo metterci di nuovo alla ricerca di valori assoluti, semplici da capire e da assimilare, che ci aiutino a ritrovare una comprensione esatta dell’universo.

Noi abbiamo bisogno di una scienza nuova, che ci allontani dal vizio degli interessi creati artificialmente, e che non abbia il senso della violenza. Abbiamo bisogno di un’arte che ci unisca ancora una volta con la Bellezza, che non sia fondata sull’angoscia ma su una autentica ricerca. Abbiamo bisogno di una nuova politica, che sia capace di condurre gli uomini alla concordia e all’elevazione, e non allo scontro né a falsi rapporti. Noi abbiamo bisogno, infine, di un mondo nuovo, ma questo mondo esiste già: è l’universo, è la natura. Quel che noi dobbiamo fare è vivere intensamente il momento che il destino ci ha concesso, essere come una chiave che entra nella serratura dell’universo e apre la parte della storia per passare a un’altra dimensione, al mondo che ci attende, un mondo che non deve essere soltanto nuovo, ma anche migliore.

GLI ULTIMI POST…


Se una delle immagini utilizzate in questo articolo dovesse violare un diritto d’autore, vi preghiamo di contattarci scrivendo a website@nuovaacropoli.it