L’UOMO

By Delia Steinberg Guzmán, 10 Agosto 2026

6–9 minuti

L’uomo è, forse, l’essere più soggiogato dai giochi di Maya.

Ciò accade perché in lui, rispettando la scala evolutiva, c’è qualcosa della pietra, qualcosa della pianta, qualcosa dell’animale e qualcosa che lo definisce come uomo. Delle pietre abbiamo il corpo, i cui elementi costitutivi non differiscono da quelli delle rocce e della terra. Delle piante abbiamo la possibilità di vita e di crescita. Con gli animali condividiamo il mondo emozionale. Il raziocinio appare come propriamente umano, anche se non ha la perfezione del corpo, della vitalità o delle emozioni. La mente è a metà del suo cammino di crescita, è giovane, debole sotto molti aspetti, e si lascia ingannare facilmente, cadendo nelle reti dell’illusione.

Quindi, l’uomo ha i vantaggi e i problemi dei tre mondi che lo precedono nella scala della vita. Tra i problemi, c’è quello di sommare tre volte, oltre alla propria, la possibilità di cadere nel gioco di Maya. L’uomo cade come le pietre, come le piante, come gli animali e come uomo propriamente detto.

Foto di Joao Vitor Marcilio su Unsplash

Però questa partecipazione ai regni vitali conosciuti non è l’unica causa che rende l’uomo un giocattolo dell’illusione. Un elemento decisivo è la precarietà della condizione umana.

Immaginiamo un uomo che cerchi di scalare una montagna e che a metà percorso si trovi sul punto di perdere l’equilibrio. Può ugualmente salire o scendere, perché la distanza percorsa è uguale a quella che manca da percorrere. Ma i suoi piedi tremano senza trovare appoggio e le sue mani si feriscono senza riuscire ad afferrare saldamente un appiglio. L’uomo è intrappolato, con i piedi che non lo sostengono più e le mani che non possono aiutarlo a salire. L’uomo è crocifisso nello spazio: con i piedi in terra e le braccia verso il cielo, che non sono sufficienti per eliminare il falso equilibrio dello spazio intermedio. Tuttavia, la cosa più facile nell’esempio del nostro uomo intrappolato, è cadere, piuttosto che salire…

La parte di cammino percorso è paragonabile all’evoluzione compiuta dall’uomo, a tutte le sue esperienze accumulate come pietra, pianta, animale ed anche come uomo. La parte da percorrere è ciò che resta dell’evoluzione. Se il cammino percorso lo identifichiamo con l’esperienza materiale e quello da percorrere con l’esperienza spirituale, vedremo chiaramente perché sia più facile cadere che salire… Per questo uomo intermedio, la forza di gravità della materia è maggiore della forza di attrazione dello spirito.

Dal suo punto di mezzo, che non è di equilibrio, l’uomo si sente più imparentato con la sua condizione materiale di roccia, albero o animale che con il suo futuro divino di ente spirituale. Anche se anela all’evoluzione, il lavoro che gli richiede ottenerla è molto. Anche se vuole essere migliore, teme di lasciare da parte ciò che la sua vita ha rappresentato fino a quel momento. Nella sua cecità, provocata da Maya, vuole essere dio senza smettere di essere uomo. È come se la pietra desiderasse essere pianta, senza però liberarsi dell’immobile pesantezza del suo corpo. O come se l’albero desiderasse essere animale, senza però liberarsi dalle sue radici nella terra.

Risolvere la sua situazione di equilibrio precario, comporta necessariamente un sacrificio. Per salire quel che resta della montagna e poter utilizzare le mani liberamente, dovrà disfarsi di tutti gli elementi superflui. Tutto questo prima di continuare a salire. Ciò che fu un bastone nella prima parte del cammino, nella successiva diventa un peso. Per essere uomo, non può comportarsi né come pietra, né come pianta, né come animale. Questi sono retaggi del passato che possiamo utilizzare nel presente, ma che non possono dominarci… Per essere un uomo “nuovo” bisogna smettere di essere uomo; per soddisfare il grido ancestrale dell’anima, quel richiamo che viene da lontano e ci costringe a fare un passo in più, bisogna abbandonare il falso equilibrio della croce nello spazio. In una parola: è necessario decidersi, è necessario volere, è necessario scegliere.

Per questo Maya gioca con gli uomini, con gli eterni indecisi e per giocare meglio, aumenta sempre più la sensazione di instabilità, dove tutti i fili di questa fantastica rete di illusione, somigliano a salvagenti… tanto resistenti quanto la tela di ragno che in realtà compongono.

Per questo Maya gioca con i nostri sensi e con la nostra giovane mente, facendoci vedere ciò che non esiste.

I sensi ci ingannano, non perché funzionino male, ma perché concediamo alle loro percezioni più valore di quello che hanno. Il tatto, l’udito, la vista, il gusto e l’olfatto sono utili a determinare alcuni elementi del nostro mondo circostante e a trasmetterli alla nostra coscienza. Ma se alla semplice trasmissione delle informazioni dei sensi, aggiungiamo la passione dei sentimenti, il gusto o il disgusto, l’eccesso di raziocinio su ciò che è valido e ciò che non lo è, allora i sensi si distorcono e l’immagine che arriva alla nostra mente manca di oggettività. È un’altra illusione, alla cui formazione, Maya, ha collaborato attivamente. Non vediamo più un colore: vediamo qualcosa che ci piace o non ci piace; non udiamo più un suono, ma calcoliamo la lunghezza delle onde…

Chi ha in gran parte interferito nella funzione dei sensi? Le emozioni e la mente. O più semplicemente la mente che attualmente gli uomini utilizzano, che lungi dall’essere pura, è macchiata da emozioni egoiste. Con grande giudizio, gli antichi saggi dicevano che “la mente è il re dei sensi”. Nella sua “superiorità” umana, vuole governare tutto ciò che è alla sua portata nella sfera vitale. Però, questa mente, è quella dell’equilibrio precario, quella che non ha ancora dimenticato del tutto la sua tappa animale – per questo è piena di passioni – e quella che a malapena intravede il suo futuro superiore. Governa egoisticamente, finge di avere un signore che è il nostro io e ci adula con il suo egoismo, ma in realtà serve puramente ed esclusivamente Maya.

Lunga è la lista delle trappole in cui gli uomini possono cadere. E le trappole si fanno più pericolose quanto più i sensi e la mente rendono confusa la visione. Il nostro corpo, allora, non è più tanto semplice come la roccia. Ha esigenze che superano la sua misura e la sua possibilità di azione. La passione però mette vita a questo corpo che, esaurito per lo sforzo, muore, male e prima del tempo. Non si mangia, non si dorme, non si beve o non si ama “come una bestia”, ma molto peggio.

La vitalità naturale dei nostri corpi è esacerbata e lungi dall’essere felici come le piante, corriamo, ci asfissiamo nel fumo, sudiamo e giriamo senza senso da una parte all’altra, disprezzando una salute che rimpiangeremo solo quando l’avremo ormai persa.

Riguardo alle emozioni, ci dominano a tal punto da provocare una vera nebbia. Quando crescono e si moltiplicano, quando diventano ossessive e si trasformano in passioni, risulta impossibile vivere la condizione di uomo: risulta impossibile pensare, ragionare, analizzare, pesare e decidere. La passione chiede tutto… ed anche distrugge tutto, avvalendosi delle nostre forze rivolte al contrario.

La mente crede di pensare, ma l’inerzia del mondo materiale che la tiene intrappolata, la rende pesante e abulica. La mente si lascia pensare, si lascia conquistare da opinioni, idee prefabbricate, da mode, fino ad anchilosarsi completamente. È come un vecchio orologio arrugginito le cui lancette non si possono più muovere, che troverà sempre l’incauto guidato dall’apparenza esteriore, che assicurerà che si tratti di un orologio funzionante. Però a cosa ci serve un orologio che non segna l’ora? E a cosa serve una mente che ha perduto l’ingenua capacità di osservare, paragonare, conoscere, discernere?

Nel fondo di quest’uomo intrappolato dall’illusione, geme sordamente una debole creatura, più debole anche della giovane mente, presuntuosa ed orgogliosa del suo potere. È la scintilla dello spirito, che si sforza per essere ascoltata… È l’antenato che cerca di togliere il velo di Maya dagli occhi accecati… È la debole scintilla dello spirito che, finché rimane accesa, ha poteri nascosti per crescere e diventare più potente di tutti i falsi potenti. È il debole suono che diventerà un ruggito di tempesta. “È il filo d’acqua che lascia presagire il torrente…”.

È l’Uomo.

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