SUI PROBLEMI…

By Delia Steinberg Guzmán, 17 Agosto 2026

4–6 minuti

“Nessuna persona, uomo o donna, conosce la sua forza morale prima di averla provata; sono migliaia coloro che il mondo considera persone dignitose e rispettabili perché mai furono sottoposti a prova.”
Helena P. Blavatsky

IO POSSO! IO POSSO!

I problemi non esistono per schiacciarci, ma per provare la nostra capacità di superamento e se non troviamo il modo di andare avanti anche nelle peggiori circostanze, la paura sarà ogni volta più grande e la sfiducia in noi stessi crescerà proporzionalmente.
Ogni problema ha la sua soluzione e bisogna trovarla. Ciò che non si può pretendere è trovare una soluzione perfetta e definitiva. La perfezione e il definitivo non sono piante «caratteristiche» di questo mondo. Ci sono soluzioni più o meno buone, oggi utili per continuare il cammino; domani, quando sorgeranno nuovi problemi, potremo sempre migliorarle o cambiarle, perché questo è inevitabile nella scuola della vita.
E allora occorre provare, usare le proprie forze, avere il coraggio di iniziare e non tornare indietro a causa dei fallimenti. Come tutto ciò che implica apprendimento, è necessario provare, sbagliare e correggersi. Quanto è confortante, però, sentire che possiamo, che quei piccoli poteri che dormivano dentro di noi iniziano a svegliarsi! Io posso! Io posso! È qualcosa che dovremmo ripeterci continuamente, per permettere alle naturali potenzialità umane di emergere.

Foto di Jackson Simmer su Unsplash

L’ARTE DI PORRE DOMANDE E DI ASCOLTARE LE RISPOSTE…

Domandare è bene, ma non si deve esagerare nel dipendere completamente dalle risposte degli altri. Bisogna saper prima porre domande a se stessi, cercare una o più risposte dentro di sé e, se nessuna ci soddisfa, ricorrere a chi può aiutarci.
Il cammino della vera conoscenza non si costruisce su un gioco dialettico di domande e risposte senza contenuto e senza risultati. Il processo della conoscenza è calmo e lento, dà spazio alla riflessione e all’assimilazione interiore: una domanda è una porta aperta e una risposta diventa un nuovo personaggio che entra a far parte della nostra vita. Occorre dare spazio alla risposta, al personaggio che porta con sé il proprio contributo, degno di considerazione.

PROVIAMO?

All’inizio nessuno sa come fare bene le cose e tutti, compresi i grandi Saggi e Maestri, hanno avuto bisogno di un periodo di pratica e apprendimento. Tutti hanno provato – e anche noi dobbiamo provare – ad applicare le conoscenze, commettendo gli errori tipici di chi prova, e avanzando così, poco a poco, come chiunque sperimenta con coscienza. Non si tratta di ripetere le azioni in maniera automatica o forzare situazioni, ma fare ciò che ci siamo proposti, imparando a guardare noi stessi dal di fuori, osservarci e verificare se ci siamo sbagliati o se, nonostante gli errori, miglioriamo gradualmente.

Ma attenzione! Nonostante pensiamo di essere migliorati – e certamente lo abbiamo fatto – ciò non ci garantisce che non si possa tornare indietro, su quegli stessi errori che credevamo superati. Non dobbiamo spaventarci: se “torniamo indietro” significa che non abbiamo superato qualche gradino così come credevamo, o che la nostra conquista richiedeva un ulteriore rafforzamento per essere più solida. La differenza tra i primi errori e il “ritornare indietro” sta nel fatto che, nel secondo caso, si è consapevoli di ciò che accade, e questo è molto. È sufficiente per continuare ad insistere.

LA VITA: LA NOSTRA MAESTRA…

È fondamentale comprendere che ciò che ci accade ha una ragione e che il destino, la vita, gli dei, o come si vuole chiamare il concatenamento di cause ed effetti, non è una casualità capricciosa.

Per superare una prova, per quanto difficile risulti all’inizio, bisogna conoscerne le cause, le tante cause che hanno portato all’effetto presente.
Conoscere le cause è il primo passo necessario per arrivare alle soluzioni, anche se la semplice conoscenza non è sufficiente alla risoluzione di un problema. Questa conoscenza, che non va al di là del piano razionale o che, al massimo, produce un certo impatto emotivo, si annulla se non segue la via naturale dell’azione.

Il secondo passo indispensabile affinché il karma  compia la sua missione formatrice dell’essere umano, è entrare in azione.
Sappiamo che se siamo davanti ad una difficoltà della vita e abbiamo analizzato le possibili cause, adesso bisogna preparare un piano di azione e metterlo in pratica. Soprattutto metterlo in pratica. Non importa che il piano ideato non sia perfetto e che non risolva tutti i problemi. È meglio sbagliare, agendo, che rimanere inattivi per paura dell’errore. Chi sbaglia, ma agisce, integra in sé l’esercizio del movimento, con il mettersi in moto, rompe l’inerzia e combatte la paura, e ancora di più, sviluppa l’intelligenza per riconoscere gradualmente le decisioni migliori e più sicure.

LA PAURA DEL FALLIMENTO…

La paura del fallimento impedisce all’azione di raggiungere il successo. Prima di iniziare a fare qualcosa, la mente e le emozioni ci prospettano la terribile possibilità del fallimento ma, il non accettare questo rischio, ci fa incorrere in un altro più grande, che è sempre fallimentare, perché, chi nulla fa, nulla ottiene. Resterà soltanto l’amaro sapore della paura del fallimento, prima ancora di aver provato qualcosa o dopo un primo tentativo fallito. 

L’azione allontana il fallimento.

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