RIFLESSIONI FILOSOFICHE SULLE AZIONI…

By Delia Steinberg Guzmán, 13 Luglio 2026

8–12 minuti

Uno dei maggiori errori degli uomini è sapere come si fanno le cose ma, arrivato il momento, le realizzano come se non lo sapessero… Il problema non è sapere di più, ma vivere ciò che si sa.”

DAI SOGNI ALLE AZIONI…

Le nostre idee sono valide nella misura in cui sono buone e giuste per noi e per gli altri, e nella misura in cui possiamo unirle ai migliori sentimenti, per poi applicarle nella maniera più adeguata. Un’idea isolata, senza sentimento e senza azione conseguente, è un’idea condannata a morire. 
La pratica della vita quotidiana ci dimostra quanto sia difficile trasformare in fatti ciò che pensiamo: di solito, lasciamo che i nostri pensieri rimangano a livello di sogni o, per meglio dire, di fantasie, frenando, così, i nostri desideri ed evitando lo sforzo di cui avrebbero bisogno le idee per trasformarsi in realtà concrete.

IMPARARE AD AGIRE…

È necessario capire ciò che impariamo, cioè estrarre dalle pagine dei libri tutte quelle idee che possono integrarsi in noi, soprattutto quando le riconosciamo come valide e necessarie. Bisogna imparare ad agire, bisogna saper sbagliare giorno dopo giorno, per ricominciare con la gioia di chi conquista un nuovo cammino e, soprattutto, mettere in moto qualcosa in noi e nel mondo, al di là degli errori e delle disillusioni. Tutto il resto non è Filosofia, ma semplice ginnastica mentale. Chiediti spesso che cosa impari e che cosa sai: valuta ciò che fai e potrai risponderti.

DALLA CONOSCENZA INTELLETTUALE ALL’AZIONE…

Non bastano lo studio e la lettura, nemmeno la meditazione su quanto letto e studiato. Occorre saper agire coerentemente con quanto compreso intellettualmente: ogni azione richiede un apprendimento graduale fino al raggiungimento della perfezione. C’è bisogno di sicurezza e fiducia in se stessi per raggiungere ciò che desideriamo essere, non cedere davanti alle difficoltà, non pensare mai che non potremmo ottenere ciò che ci siamo prefissati. Bisogna lanciarsi, invece, con decisione e gioia verso le nuove sfide, affinché esse trovino il dovuto spazio: i buoni risultati saranno, poi, conseguenze naturali.

La curiosità mentale è superficiale e vana, ma il desiderio di sapere, sommato ad un cuore ardente e deciso, vale più di mille parole banali.Il desiderio di sapere e un cuore deciso si esprimono in un modo inconfondibile: si sforzano senza scoraggiarsi ogni volta che è necessario, ritornano sui propri errori al fine di correggerli, ripetono compiti fino ad ottenere un minimo di perfezione.

LE IDEE E LA LORO APPLICAZIONE…

Quando le idee non hanno una base solida, muoiono rapidamente. Gli uomini nascono e muoiono, così le idee. Le ideologie, intese come studio, interesse o sviluppo delle idee, muoiono come tutte le cose, mentre non muoiono coloro che le vivono, che le incarnano in una forma o in un’altra, in diversi momenti della Storia.
Dobbiamo imparare a dare valore alle idee più solide, a quelle più durature, e stare attenti a quelle che muoiono per dare spazio ad altre nuove che, in fondo, sono le stesse di un tempo, vestite con altri abiti, in altre circostanze. Più o meno come gli uomini, più o meno come la vita stessa.
Ciò che è stato percepito sul piano delle idee e delle immagini, deve essere plasmato, in un modo o nell’altro, in fatti concreti. Anche se i risultati non saranno ottimi, né definitivi, importante è sapere che abbiamo a disposizione l’energia per trasformare un pensiero in un’azione concreta.Tra i sogni e la realtà esiste la stessa distanza che c’è tra le idee e le azioni. Sogni e realtà rappresentano due piatti di una bilancia, in equilibrio, affinché dolore e fallimenti si compensino con gioie e con vittorie, affinché si possa avanza-re nella vita con meno dolore, con meno insuccessi, ma con gioia e spirito di vittoria.

IL FACILE E IL DIFFICILE…

Il facile è ciò che mi appartiene e il difficile è ciò che devo conquistare.

NON AGIRÒ! LE CIRCOSTANZE NON SONO FAVOREVOLI…

Questo si traduce più o meno come: quando tutto va bene, quando ogni cosa è al suo posto (o ciò che io credo sia il suo posto), quando tutti gli astri si trovano in congiunzioni favorevoli, quando il clima è propizio, quando si risolvono alcuni problemi che ho in sospeso, quando terminerò la ristrutturazione della mia casa, quando cambierò lavoro, quando terminerò i miei studi… Allora potrò agire senza rischi.Va da sé che tutte queste circostanze non si presenteranno mai come vogliamo, a volte ci complichiamo la vita, proprio per sfuggire all’azione.La verità è che ogni azione ha il suo tempo e il suo luogo, ed anche se va unita a molte altre circostanze, gode di una certa indipendenza. Se così non fosse, non faremmo mai niente.Forse, restituendo indipendenza alle azioni che dobbiamo compiere, arriveremmo a fronteggiare centinaia di circostanze esterne, non sempre favorevoli.

SE AGISCO, COSA PENSERANNO GLI ALTRI?

Questo si traduce più o meno come: che dirà la gente? Che penserà di me? Non perderò l’affetto e il rispetto della gente? Sapranno comprendere, valorizzare, giustificare ciò che farò? È la paura di non poter contare sull’approvazione o sull’amore degli altri, di quelli che ci sono più vicini e di tanti che, anche se lontani, hanno qualcosa a che fare con noi.

Per quanto possa sembrare difficile accettarlo, coloro che ci amano davvero ci comprenderanno sempre, qualunque cosa facciamo, soprattutto quando la nostra azione è motivata da ciò che consideriamo giusto e necessario. E quelli che non ci amano, continueranno a non amarci, qualsiasi cosa facciamo; non risveglieremmo il loro affetto accontentando ora gli uni, ora gli altri; chi ci vuole bene solo perché soddisfiamo i suoi gusti, ci toglierà l’affetto al nostro più piccolo cambiamento di umore o di comportamento.Tutti abbiamo i nostri doveri da compiere, senza arrecare danno alle persone in maniera fredda e crudele. Se facciamo ciò di cui abbiamo bisogno e che consideriamo indispensabile per la nostra crescita, non danneggeremo gli altri più di quanto non faremmo, se ci riducessimo all’inerzia e all’apatia. Poi anche gli altri hanno i propri compiti, la nostra determinazione negli obiettivi li aiuterà molto di più che le nostre incertezze e mancanza di chiarezza.

Forse gli altri ci chiedono il permesso per agire? Quanti di coloro che ci circondano chiedono il nostro consenso per decidere della loro vita? E perché noi ci creiamo queste false condizioni per ottenere l’approvazione degli altri?Non proponiamo un libero egoismo secondo cui ognuno fa ciò che vuole. Difendiamo, soltanto, la naturale libertà d’azione che possiede ogni essere umano, senza ferire gli altri, ma neanche se stessi.

Sebbene molti detestino dover decidere tra una cosa o un’altra, la vita intera è una continua scelta e, se non sappiamo assumerci questa responsabilità in modo personale e cosciente, la vita sceglierà al posto nostro, sballottandoci da una parte all’altra e saranno i futuri dolori a risvegliare in noi la volontà di decidere quello che dovevamo.

LA PAURA DEL FALLIMENTO…

La paura del fallimento impedisce all’azione di raggiungere il successo. Prima di iniziare a fare qualcosa, la mente e le emozioni ci prospettano la terribile possibilità del fallimento ma, il non accettare questo rischio, ci fa incorrere in un altro più grande, che è sempre fallimentare, perché, chi nulla fa, nulla ottiene. Resterà soltanto l’amaro sapore della paura del fallimento, prima ancora di aver provato qualcosa o dopo un primo tentativo fallito. L’azione allontana il fallimento.

DALL’INERZIA ALLA STABILITÀ: AGIRE CON COSCIENZA…

Apparentemente, l’inerzia e la stabilità sono termini simili. La grande differenza sta nel grado di coscienza che le distingue. Uno stato d’inerzia non ha bisogno della coscienza mentre, per conquistare la stabilità, si debbono superare tutti i gradi del movimento, sintetizzandoli in un equilibrio dinamico, frutto di un cuore attivo e cosciente.

Se aspiriamo alla conoscenza, il nostro compito è permettere alla coscienza di svilupparsi attraverso esperienze concrete e valide.

… Percorrere gli stadi iniziali di quiete incosciente e arrivare alla vibrazione permanente dell’Essere che tutto comprende, fino al centro della propria sfera… L’azione così concepita diventa un richiamo all’evoluzione.

Non è la conoscenza che ci trasforma, ma le azioni che compiamo come conseguenza di ciò che conosciamo. Non sono neanche i sentimenti quelli che ci trasformano, ma il modo in cui li esprimiamo. Non è l’energia accumulata quella che ci arricchisce, ma quella che mettiamo in moto. Non sono le mani immobili quelle che cambiano il corso della Storia, che leniscono il dolore o che apportano benessere: soltanto le mani in “azione” possono realizzare questo miracolo. La vita è una corrente che fluisce, è un movimento continuo. Così, anche noi dobbiamo fluire, muoverci, agire, lavorare…

L’azione è un’enorme fonte di energia grazie alla quale possiamo gioire della vita, e non sopportarla. Questa energia ci rende creativi, ci aiuta a risolvere le situazioni più difficili, ci permette di prevedere le cose, senza essere necessariamente “indovini”. Perché l’azione ha in sé la magia del movimento. Chi lavora sviluppa e accresce le sue capacità. È il lavoro che ci aiuta a scoprire le vocazioni nascoste e a ottenere realizzazioni insospettabili, fortifica la nostra volontà e la nostra intelligenza, ci insegna ad amare.

L’AZIONE COME LIBERAZIONE…

Invece di ricercare la liberazione attraverso l’azione, tentiamo di liberarci dell’azione e poiché ciò è impossibile, essa si trasforma in un sacrificio, nel suo peggior significato. Al contrario, se facciamo del nostro lavoro un “sacro officio”, un compito sacro, un’offerta costante a Dio e alla nostra condizione umana, il lavoro diventa allora un principio di liberazione.

Il miglior lavoro è quello che non si serve dell’energia e dello sforzo degli altri, ma mette in gioco la propria energia e il proprio sforzo. Così, l’azione si trasforma in servizio e, chi lo vive, si trasforma in filosofo.

LA RICERCA DEL BENESSERE…

Viviamo in un mondo in cui il benessere si è trasformato nel primo articolo di consumo. Almeno, è ciò che accade nei cosiddetti paesi sviluppati… Di conseguenza, questa ricerca è diventata il motivo della nostra esistenza.

Tuttavia la vita quotidiana e reale ci mostra un panorama ben diverso. Ricercare il benessere è una corsa che non finisce mai. Chi cerca appassionatamente, disperatamente, un benessere fuori da se stesso, entrerà in un labirinto senza uscita, trascorrerà tutta la vita a percorrere vie sbagliate che portano ad altre, più sbagliate ancora. Vivrà sempre dipendendo dagli altri e dalle circostanze, sarà felice in funzione delle persone con cui vive e saranno le circostanze a procurargli le poche o tante soddisfazioni.

Il fondamento di ogni benessere poggia sull’anima, ed essa, citando il professor Livraga, “non desidera il benessere perché è naturalmente beata”. Bisogna cercare nell’anima la misura del nostro benessere, perché l’anima che sta bene è la fonte di ogni benessere.

L’INATTIVITÀ NON ESISTE…

È impossibile rimanere inattivi, sebbene in alcuni momenti sembri che nulla si muova in noi. Le leggi della Natura ci impongono un’attività costante, sul piano mentale, psicologico, fisico, o nell’insieme. Il fatto, però, che tutti gli aspetti della personalità siano continuamente in azione, non significa che si tratti di un’azione efficace.

Ci sono azioni meccaniche, consuetudinarie, che nulla aggiungono al nostro discernimento, né alla nostra evoluzione. Sono movimenti semplici, inevitabili, in un mondo in cui tutto vibra e in cui tutto è in azione. Nel tempo ci porteranno verso il perfezionamento però, cedere alla lentezza inconsapevole della corrente della vita, non è lo stesso che lavorare coscientemente con e per le leggi della Natura.

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