SULLA COMUNICAZIONE…

By Delia Steinberg Guzmán, 21 Agosto 2026

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5–8 minuti

DOMANDE CON RISPOSTE INCLUSE

Chi fa una domanda, vuole veramente una risposta? È molto relativo. Molte volte, chi domanda, ha già una risposta, e spera semplicemente, di trovare una conferma delle proprie opinioni. Se la risposta non collima, costui, invece di ascoltare, inizia a contraddire ciò che gli è stato risposto. Questo smantellamento sistematico della risposta comporta allora un’altra domanda: perché chiedi?

Chi cerca veramente una risposta, ascolta con attenzione e cerca di capire ciò che gli si dice.

Se uno crede che la propria risposta sia quella giusta, allora non chieda solo per ottenere conferme dagli altri, per provocare discussioni, o per il gusto di far prevalere il proprio criterio personale: un conto è ciò che si vuole sapere e altro è ciò che ci piacerebbe ascoltare. Dobbiamo imparare ad ascoltare, a riconoscere il valore delle idee altrui, di altri modi di pensare che arricchiranno il nostro.

Foto di Priscilla Du Preez 🇨🇦 su Unsplash

L’IMPOVERIMENTO DEL LINGUAGGIO

Nella misura in cui proliferano i mezzi di comunicazione, che hanno proprie norme e stili di espressione e di scrittura, e nella maniera in cui le Accademie di lingue cercano di preservare e, allo stesso tempo ammettere nuovi termini, si nota, per contrasto, a livello popolare, un deterioramento nell’uso della parola. Le conversazioni impoveriscono per l’uso di vocaboli sempre più approssimativi, quasi onomatopeici, si inventano nuove espressioni che diventano moda, difficili da capire. Non tutti i commentatori di radio e televisione sanno usare correttamente la propria lingua, così, ciò che si scrive, ripete, spesso, gli errori con cui si parla.

Tuttavia, il valore della parola non è morto, né morirà… Oggi sentiamo la mancanza della buona conversazione, del saper parlare e saper ascoltare, della sana lettura, e di conseguenza, del saper ragionare e saper immaginare. Abbondano come non mai le forme più diverse di comunicazione, eppure, in quella verbale, le parole tendono stranamente a ridursi a favore delle meno eleganti, la lettura è rimpiazzata dalla comunicazione audiovisiva e si ricorre ad una comunicazione veloce e breve, più tecnica che letteraria. 

Altre volte si usano simboli e abbreviazioni: ma quali valori rappresentano? La moda fa circolare parole, soprattutto fra i più giovani, il cui solo significato sta nella complicità di chi le usa. Siamo davanti al dominio del triviale, per non dire del grossolano, dell’effimero, destinato a una rapida sostituzione, perché la novità rimpiazza il desiderio di conoscenza.

Forse assistiamo all’esilio della parola ben usata, perché è uno strumento molto potente per chi sa pensare, parlare, scrivere, esprimersi bene.

Non si sarà perso il valore della parola, del saper parlare e del saper ascoltare, del silenzio tranquillo e riflessivo della lettura?

Noi pensiamo di no.

LA CRESCENTE INCOMUNICABILITÀ

Molte volte abbiamo scritto sul curioso fenomeno del nostro tempo, nella cosiddetta “era delle comunicazioni”, nella quale è sempre più difficile comunicare veramente gli uni con gli altri.

Ogni tipo di comunicazione, soprattutto tra esseri umani, si fonda sullo scambio di fattori vitali; invece oggi, più che comunicare, viviamo semplici approcci. Però, cosa ci trasmettiamo? Vecchie abitudini che formavano parte di altri stili di educazione ci davano modo di leggere buoni libri e di saper conversare. Leggere e parlare, invece, sono diventati articoli di lusso. Si legge, sì, ma poco e male e questo influisce naturalmente sul nostro modo di parlare.

Per questo scompaiono le conversazioni profonde e interessanti ed anche il dialogo va scemando, come per le lingue, a quelle poche parole imprescindibili… La parola è una delle forme più belle per comunicare, per trasmettere elementi vivi gli uni agli altri, per far sì che i pensieri e le emozioni fluiscano da una persona all’altra.

PER CONVERSARE…

  • Per conversare bisogna avere qualcosa da dire… Avere l’attenzione sveglia, e poter attingere a qualcosa che è parte del nostro mondo interiore.
  • Per conversare bisogna avere le idee chiare, non aggrovigliarsi in inutili ripetizioni. Sapere quando iniziamo e quando terminiamo ciò che vogliamo dire.
  • Per conversare non bisogna temere le proprie idee, né quelle degli altri. La conversazione permette un sano scambio delle opinioni ed insegna ad ascoltare le ragioni dell’altro.
  • Per conversare, bisogna soprattutto saper ascoltare.

SAPER ASCOLTARE…

Chi ascolta soltanto se stesso, chi apprezza esclusivamente le proprie idee e si sente attratto solo dal suono della propria voce, chi vede nell’esistenza degli altri uno schermo per sentire l’eco delle proprie parole, non potrà mai conversare, né instaurare una sana relazione umana.

Bisogna saper ascoltare, non rimanere taciturni, né isolati, ma avere l’eleganza di apprezzare chi ci sta di fronte per instaurare un reciproco confronto.

  • Ascoltare è un’arte: richiede attenzione, è dare importanza a ciò che gli altri ci dicono, comprendere il perché delle cose che ci dicono, leggere negli occhi di chi parla, dando segno, con la silenziosa gestualità, della nostra partecipazione attiva al dialogo.
  • Ascoltare significa confrontare ciò che si ascolta con ciò che pensiamo, per valutare, dopo, la consistenza dei nostri pensieri.
  • Ascoltare è saper intervenire al momento opportuno, senza interrompere bruscamente e senza tralasciare ciò che l’altro sta dicendo. È rispondere a quello che ci è stato detto, dare vita ad un filo intelligente, affinché la conversazione abbia un senso, vale a dire un inizio, un centro ed una fine.
  • Ascoltare è comprendere e comprenderci…

Chi è capace di conversare, alternando intelligentemente i suoi interventi con quelli degli altri, chi ascolta l’altro più di quanto ascolti se stesso, sa trovare tesori in ogni angolo e in ogni momento della vita, sviluppa osservazione, pazienza, rispetto e capacità di pensare.
Saper ascoltare è il miglior modo di saper parlare.

SAPER PARLARE…

Sembra che il potere di parlare venga da molto lontano, ma è ancora una “materia in sospeso” per moltissime persone. Non si tratta del semplice linguaggio per capirsi nella quotidianità, perché qui non serve una grande abilità per trovare le poche parole necessarie per la nostra sopravvivenza.

La difficoltà nasce quando il linguaggio deve esprimere ciò che pensiamo e ciò che sentiamo, quando, oltre a parlare, dobbiamo anche ascoltare altri che parlano. Quando, insomma, dobbiamo dialogare.

Che significa parlare? Significa utilizzare un linguaggio verbale per farsi capire dagli altri. È esprimersi con le parole giuste, senza eccessi, o concisione, ma con sufficiente chiarezza. Per ottenere risultati, prima di precipitarci a parlare, bisogna fare due passi preliminari: saper sentire e saper pensare. Che significa saper parlare? È il risultato dell’aver imparato a sentire e a pensare, per esprimersi poi in maniera adeguata.

SAPER DIALOGARE…

È un’arte musicale in cui si combinano due o vari strumenti. È saper dare spazio alle voci di chi parla e non occupare tutto il tempo con il suono della propria. È aspettare il momento giusto per introdurre una parola, cioè un’idea e un sentimento, e tornare a respirare, affinché gli altri possano far suonare le proprie corde.

Difficile arte che non dipende da noi stessi! Perché siamo in due o in più a dover essere d’accordo per dialogare. Crediamo che sia un’arte meravigliosa, propria di chi sa condurre la propria sensibilità e il proprio discernimento, di chi sa parlare, sa ascoltare, sa apprendere, sa trasmettere e sa comunicare con gli altri. Nel dominio del saper parlare, il dialogo è come la convivenza rispetto al semplice fatto del saper vivere.

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